Perchè tutti possono fare i politici?

L’altro giorno, mentre ero in macchina per andare al lavoro e stavo ascoltando una trasmissione radio dove si parlava di politica, immigrazione, europa e tutto quel che si dice in quei casi…beh in quel momento mi sono posto una domanda: PERCHE’ TUTTI POSSONO FARE I POLITICI?
Domanda alla quale ho cercato di dare un risposta immediata, ma non essendomi ancora rifornito della mia solita dose di caffeina mattutina, il compito è stato meno semplice del previsto. Negli ultimi giorni, però, dopo aver ristabilito il livello di caffeina e dopo essermi concesso alcune ore per pensarci, ho cercato di sviscerare un po’ questo quesito.

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Prima di tutto, è da ricordare che è sancito dalla Costituzione italiana il fatto che ogni cittadino italiano possa diventare politico, in quanto afferma che:

Articolo 49

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

, ma è anche chiaro che tale articolo non accenna minimamente alla formazione che tali “cittadini” devono avere per concorrere alla vita politica del paese. Se una persona forma un partito, si candida e prende voti, allora è giusto che rappresenti la parte di cittadini che ha ritenuto saggio affidargli il voto. Proprio su questo punto, l’altro giorno sono stato colpito da un articolo apparso sul corriere.it nel quale veniva riportata la seguente notizia.

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Se avessi sperato di trovare qualche notizia recente sulla quale fondare il mio pensiero, e di conseguenza questo articolo, mai avrei sperato in tanto, nel senso che questo articolo manifesta un problema di fondo di questa libertà (ossia quella data ad ogni cittadino di poter rappresentare una volontà popolare), una sorta di paradosso democratico che sino ad oggi non si era palesato solo per il fatto che le possibilità odierne non sono quelle che erano presenti negli anni scorsi. Mi sto riferendo all’accessibilità di internet e della capillarità che stanno avendo i SOCIAL anche, e soprattutto, in campo politico (basti pensare alle ultime elezioni americane e la fantomatica BESTIA, software che, secondo alcune voci, indirizzerebbe gli slogan e quindi l’elettorato della LEGA).

Ma andiamo con ordine. Se dovessimo dire quale sia la dote che deve avere qualsiasi politico per essere tale, e quindi quale sia quell’aspetto che determina l’essere politico, la sua essenza, credo che in maniera unanime diremmo che è il carisma, seguito dall’arte oratoria che fin dai tempi dell’antica Grecia ha visto nel suo utilizzo il momento più alto, e più utile, per governare le masse. Ora, se è stato facile rispondere a questo primo quesito, è altrettanto facile trovare il primo inganno perché quello che abbiamo appena affermato potrebbe essere paragonato all’espressione seguente “per essere un buon chirurgo basta avere la mano ferma” che, per carità, deve essere elemento essenziale, siamo tutti d’accordo, ma non può essere l’unico. chirurgo-ortopediaDal chirurgo ci si aspetta che abbia delle ottime basi di anatomia e fisiologia, altrimenti i tagli saranno anche precisi e inferti da mano fermissima, ma altrettanto letali o, nel caso migliore, dannatamente pericolosi. La realtà che mostra il corriere.it con il suo articolo, invece si muove su altri binari: oggi se sei capace di apparire, convincere, dibattere, creare slogan e sostenere uno scontro politico, ci sono buone probabilità che tu possa sfondare in campo politico (lasciando perdere che in Italia esiste anche il fattore conoscenze che è altrettanto importante, ma stiamo facendo un ragionamento per assurdo quindi facciamo finta di essere in un paese diverso…a voi la scelta). Ma se una cosa funziona, e funziona per molti (se non addirittura per tutti), ci deve comunque rimanere il dubbio che, anche funzionando, quella cosa non sia corretta. Pensare che la maggioranza abbia sempre ragione è riduttivo quanto banale, altrimenti tutti i totalitarismi avrebbero ragione di esistere ed anche la schiavitù in America, giusto per fare un altro esempio, visto che era stata sostenuta dalla maggior parte dei cittadini americani dell’epoca, andava salvaguardata. Anzi, direi che proprio per questa evidenza, se una cosa funziona per molti e diventa la normalità,  sostenuta dalla maggioranza, merita un occhio critico maggiore.

Tornando all’argomento dell’articolo, perché, quindi, tutti possono fare i politici? Perché vietarlo sarebbe anti-liberale e, sopratutto, anti-democratico visto che andrebbe a limitare una libertà che devono poter esercitare tutti i cittadini. Ok,  siamo tutti d’accordo ed io sposo in toto questa linea, ma mi accorgo che nella procedura c’è un bug (forma mentis tecnica…che volete farci). Tornando all’esempio del chirurgo: tutti possono diventare chirurghi, basta che prima siano formati correttamente (frequentando l’università, facendo tirocini, usando manichini…taaaanti manichini) e solo una volta formati potranno svolgere la loro professione. Quindi, ricapitolando, se l’accesso alla formazione di un futuro chirurgo è libero e accessibile a tutti, così non è a chi è chiamato a svolgere realmente tale funzione se non adeguatamente formato. Perché per i politici questo non avviene? Certo, alcuni di loro sono laureati, altri hanno una incredibile competenza in ambito economico o in altri settori, alcuni sono anche professori (lasciamo perdere quelli che non rientrano nemmeno in queste categorie). 444Ma tutto questo è sufficiente affinché una persona possa fare politica? Sinceramente non lo so, come non so quale potrebbe essere, nel caso, la formazione che si dovrebbe richiedere ad un persona per poter svolgere il lavoro del politico. Un’università apposita? Un corso di formazione? Ed in tal caso, tenuto da chi? Da chi già è politico e quindi non ha dovuto sottoporsi a questo corso? Oppure delle prove da superare, stile simulatori socio-politici? Più ci si pensa e più ci si infila in un ginepraio, si trasformerebbe tutto in fanta-politica che nulla avrebbe da invidiare a quelle situazioni di fanta-calcio dove di reale c’è poco o nulla. E poi c’è da dire un’altra cosa: anche ipotizzando che il politico debba essere formato in maniera consona ed idonea, siamo davvero sicuri che tutto questo sia in grado di metterci al riparo da eventuali pericoli, dove per pericoli possiamo pensare ad incapacità manifesta del soggetto praticante, oppure, nell’ipotesi più estrema, totalitarismi figli di una politica malata alla sua base? Se dobbiamo essere onesti, la risposta a questa domanda è no. La storia è piena di persone altamente preparate o fior fior di intellettuali che, spinti da una convinzione soggettiva, hanno sposato ideologie quanto meno opinabili. Quindi no, non c’è sicurezza alcuna e quindi, mal volentieri si torna al punto di partenza, a quell’articolo 49 della Costituzione Italiana che nel sul spirito liberale accomuna tutti dando a tutti le stesse possibilità, ossia quelle di poter esercitare il ruolo di rappresentante della volontà popolare, perché è in questo senso che deve essere inteso il ruolo del politico, non certo come colui che grazie alla sua posizione può avvantaggiarsi in qualche modo (che volete farci, sono italiano e vedo il peggio ovunque).

L’unico modo per poter ambire ad avere politici capaci e responsabili è un altro, non certo una formazione studiata ad hoc oppure imparata sui banchi di scuola, ed il modo più concreto, se non l’unico, è avere una coscienza civica, comune a tutti i cittadini, un senso critico capace di non accontentarsi della prima notizia che il giornale, Facebook o qualsiasi altra fonte di informazioni possa passare alla massa, ma in grado di saper valutare, di volta in volta, quale sia il contesto che ci circonda e, in base a quello, valutare anche l’operato politico. L’individuo deve avere la capacità, e sopratutto la voglia, di essere presente, cosciente e, sopra ad ogni cosa, pensate, in grado cioè di poter scegliere l’alternativa migliore all’interno delle mille possibilità che propone la politica. Perché se è vero che per ogni pensiero c’è il rispettivo rappresentante, è anche vero che il bene del paese difficilmente si baratta con i nostri capricci. Sì, lo so, serve tempo, voglia e un pizzico di costrizione nel dover fare certe cose, ma tutto questo in passato avveniva, tutto questo in passato era considerato la normalità: era normale vedere i cittadini interessarsi alla politica, che nella politica vedevano il mezzo con il quale cambiare le cose, o per lo meno vedevano in essa la speranza di cambiare, di migliorare. Ora invece la normalità è diventata vedere persone con il capo chino sul cellulare, a controllare la loro pagina Facebook oppure a ridere dell’ultimo video demenziale caricato dall’11enne youtuber-prodigio o, peggio ancora, tentare di superare il loro record a Candy Crush Saga. Tra le due cose, quale pensate possa essere quella con più benefici?

Fonti: corriere.it

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