Caro Ministro ti scrivo…

Partiamo dalla fine, perché mi sembra la soluzione migliore…

Matteo Salvini, Ministro dell’Interno dell’attuale governo M5S-Lega, dice:

Qui c’è la certificazione che un organo dello stato indaga un altro organo dello Stato con la piccolissima differenza che questo organo dello Stato, pieno di difetti e limiti, è stato eletto da voi, a questo ministro voi avete chiesto di controllare i confini, limitare gli sbarchi e le partenze ed espellere i clandestini, voi siete miei amici, sostenitori, complici, altri non sono eletti da nessuno e non rispondono a nessuno

E ancora, da Repubblica.it del 7 Settembre:

salvini 2

…e da ilfattoquotidiano.it dello stesso giorno:

salvini 1

…e dal corriere.it, sempre del 7 Settembre.

Salvini 3

Questo video, e gli articoli riportati, sono nati dopo la vicenda conosciuta ai più come il caso della “Diciotti”, nome della barca della guarda Costiera rientrata in porto dopo un’operazione di salvataggio in mare. Rientrata in porto, per ordine del Ministro dell’Interno, è stata impossibilità a far sbarcare i 177 migranti a bordo. Questi sono i fatti, nudi e crudi.
Bene, ora si potrebbe parlare dell’azione del Ministro, oppure di quanto la politica europea si stia dimostrando fallimentare nel gestire un fenomeno umanitario di tale portata oppure, ancora, potremmo porre l’attenzione su come la magistratura sia arrivata ad aprire un’indagine per accertare eventuali violazioni da parte del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ma non voglio parlare di questo, vuoi perché non ho le competenze per farlo (infatti non sono né un legale, né un politico, né qualsiasi altra figura che potrebbe parlare per esperienza diretta dei temi trattati), vuoi perché i giornali, come tutti i mass-media in generale, hanno già dedicato pagine e tempo all’argomento. Vorrei porre l’attenzione, invece, su un altro punto, un punto non visibile nell’immediato ma che, ad un occhio attento, avrà certamente fatto scattare un leggero prurito in un angolo più o meno remoto del proprio cervello. Mi sto riferendo a quella strana sensazione che ognuno di noi prova quando si rende conto, per qualche strana ragione, voluta o meno, di aver perso una buona occasione. Quindi partiamo…

Direi che possiamo partire da Montesquieu. Perché Montesquieu? Perché Montesquieu è stato il primo a formalizzare la separazione dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), o organi, che “tengono le redini” di uno Stato, tre organi indipendenti e separati che hanno il compito di sorvegliare a vicenda l’operato dell’altro e godono di quella autonomia atta a svolgere questo lavoro. Senza questa separazione, continua Montesquieu, i cittadini correrebbero il rischio di trovarsi in uno Stato autoritario e, quindi, di essere vessati dai propri governanti. Una bella citazione, che merita di essere riportata, è la seguente:

“Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”  (da Wikipedia, pagina di Montesquieu)

Fatta questa premessa, e tornando all’argomento originario, ossia alla reazione che ha avuto il Ministro dell’Interno di fronte all’operato della magistratura, e di quella strana sensazione di aver perso un’occasione, vorrei analizzare le parole pronunciate proprio da Matteo Salvini.

“Io eletto, i giudici no”. Lasciando perdere per un attimo la puntualizzazione fatta da ilfattoquotidiano.it che ricorda come il Ministro dell’Interno non è eletto dai cittadini ma nominato dal Presidente della Repubblica, il senso delle parole di Salvini è evidente e di facile comprensione: parafrasando le sua parole potremmo dire che il succo è sono legittimato a fare quello che sto facendo in quanto gli italiani mi hanno votato. Se da una parte si può essere concordi con la logica che può sorreggere tale affermazione (ricordando i voti elettorali i quali hanno visto vincitori il M5S, seguiti a ruota dalla Lega di Salvini), dall’altra ci si deve chiedere se tale affermazione è formalmente corretta o…appositamente scorretta. Affermando “io eletto dal popolo” Salvini induce l’ascoltatore a pensare che tutto il popolo abbia votato lui. Non afferma che una parte del popolo, o una fetta di italiani, oppure, forse più coerentemente, che una grande maggioranza di italiani hanno riposto fiducia nel suo partito; utilizza la parola POPOLO come se quest’ultimo fosse un’unità, un solo corpo, e che quell’unità abbia votato lui e lui soltanto.
Ora, il pericolo è che questo messaggio possa arrivare a destinazione ed indurre, appunto, l’ascoltare a pensare che tutto il POPOLO abbia votato Salvini (o Lega, decidete voi). Se ciò avvenisse, se il messaggio avesse davvero tale capacità, l’ascoltatore potrebbe avere due reazioni: se ha votato per Salvini potrebbe “godere” nell’essere citato dal Ministro dell’Interno oppure, se fa parte di quegli italiani che non hanno votato Salvini, si sentirebbe buttato nella mischia, nella barricata sbagliata tra l’altro…e per giunta senza sua manifesta volontà. Se nel primo caso non c’è alcun problema, nel secondo un problema c’è, ed è un problema di rappresentazione: io che non ho votato per X, vengo associato a coloro che hanno votato per X. E questo è un problema, grande.
Non solo, ma questo punto è più subdolo. Per natura, l’uomo tende a uniformare il proprio comportamento in base al gruppo. Comportamenti simili generano gruppi uniformi nei quali il singolo viene accettato e, cosa più importante, si sente accettato. Ora, se sento dire che il POPOLO ha votato Salvini ed io, per caso, non ho votato per lui, in maniera automatica ed inconscia, una parte di me cercherà di allineare il mio comportamento al gruppo POPOLO, così da essere accettato e sentirmi accettato. Se la mia visione critica, se le mie convinzioni non sono forti e consapevoli, la tentazione è quella di allinearmi. Il risultato è identico alla propaganda elettorale, passiva in questo caso, in cui si lanciano messaggi parzialmente corretti (o parzialmente scorretti) ma capaci di avere lo stesso effetto di un SLOGAN ELETTORALE.

Secondo spunto di riflessione. E’ vero, Salvini è stato eletto (ricordando la parafrasi) dal popolo ed i magistrati no. Vero, e non capisco quale sia la notizia urlata al vento con la speranza di scandalizzare tutti. Nemmeno il medico che lavora al pronto soccorso è stato eletto, ma scommetto che nel momento del bisogno, il suo operato è più che bene accetto. Diventare un politico richiede un iter diverso rispetto a diventare un magistrato, ma non per questo uno è meno valido dell’altro, non per questo uno è meno meritevole dell’altro ed, infine, non per questo uno è più importante dell’altro. Il politico, come il magistrato, è una figura dello Stato, che lavora per lo Stato, in autonomia e libertà…o almeno così dovrebbe essere.

Ricordate la citazione riportata all’inizio dell’articolo, chiunque abbia potere è portato ad abusarne? E’ per questo che i giudici devono essere indipendenti, ed è per questo che i poliziotti, l’esercito e tutti gli organi dell’esecutivo devono godere di autonomia. Così è giusto che anche il politico, per svolgere la sue attività, debba poterlo fare in maniera libera, non vincolata ad un altro organo. Questo perché i tre organi dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) sono sullo stesso piano, ed ognuno sorveglia che l’operato l’altro non oltrepassi il limite, che non abusi del suo potere. Senza equilibrio, crolla tutto. Ora capite le parole di Montesquieu, quelle riguardanti la divisione dei tre poteri e sopratutto del perché tali poteri devono essere indipendenti anche se complementari? Bene, ora vi sarà chiaro perché sono partito dal fondo per analizzare tutto questa situazione, situazione che, se non fosse italiana, sarebbe per lo meno definibile allarmante. Affermo questo a ragion veduta, perché proprio nel momento in cui sto scrivendo (12 Settembre 2018), Repubblica.it riporta questo articolo:

Salvini 4

Ed ecco che quella sensazione, quella sensazione di prurito di cui parlavo all’inizio, torna a farsi sentire, ti obbliga a portare la mano alla testa e a grattarti per avere un attimo di sollievo. E mentre gratti pensi al perché di tale sensazione e la risposta che trovi è semplice, quanto immediata: ti rendi conto che è stata persa un’occasione, un’occasione di democrazia. E questo prude…tanto.

Se certi comportamenti vengono legittimanti, anche indirettamente, se certe prese di posizione non valutano che potrebbero avere delle reazioni subordinate, delle ripercussioni (il proiettile al giudice come il velato messaggio elettorale riguardante la totalità del popolo) si corre il rischio di perdere quelle fondamenta che sono alla base di uno Stato di diritto. Possiamo avere opinioni differenti, possiamo trovarci in disaccordo su un milione di argomenti, ma il motore che manda avanti il tutto, ecco, almeno su quello dovremmo essere tutti d’accordo e, soprattutto, dovremmo rispettarlo tutti. Se continuiamo a pensare che chiunque ci critichi sia un avversario da snobbare (nel caso migliore) o da eliminare (nel caso peggiore) allora avremmo perso di vista quelle che sono le fondamenta sulle quali si basa ogni democrazia. E’ questa la vera occasione persa, perché dopo anni di Berlusconismo, dopo anni in cui si è pensato solamente a dare addosso al proprio avversario solo per averla vinta, ci ritroviamo con un paese ormai allo sbando che vede nella lotta all’immigrato l’unico elemento di coesione e di rappresentazione.
Qui non c’entra la fede politica, una persona può dichiararsi di destra o di sinistra non importa, ma i capisaldi devono essere chiari. Altrimenti, come sta avvenendo ahimè, si fanno passi indietro al posto di farne in avanti, di ricordare con estrema nostalgia tempi in cui una persona sola diceva cosa fare e cosa pensare e noi cittadini contenti di fare e pensare quello che ci veniva detto. Bei tempi sì, ma non era una democrazia. E se oggi ci possiamo permettere di alzare la voce e far presente il nostro pensiero, quale esso sia, dobbiamo ricordarci che possiamo farlo perché sono stati fatti passi in avanti e non il contrario.

Vogliamo davvero fare i gamberi?

 

 

Fonti:

Canale Youtube: askanews

Testate giornalistiche: Corriere.it, Repubblica.it, ilfattoquotidiano.it

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